MURLOCULTURA n. 1 - 2005

I percorsi della memoria

“Il giro delle Civitate”

di Luciano Scali
Associazione Culturale di Murlo
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Decorazione di Luciano Scali
Col nome Le Civitate si intende indicare il poggio ubicato a sud-est del castello di Murlo sul quale, grazie alle intuizioni di Ranuccio Bianchi Bandinelli, poté essere scoperto l’insediamento etrusco ormai noto in tutto il mondo. Il poggio consta di due parti: quello più a oriente denominato “delle Cataste” e l’altro volto a occidente conosciuto come “Poggio Aguzzo”. Il complesso delle Civitate si erge isolato ai bordi di quello che fu un mare pliocenico dando avvio alla distesa di colline che si esauriranno sulla costa del Tirreno. Poggio isolato, dunque, attorno al quale è disponibile un percorso piuttosto breve ma di grande interesse. Attraverso tracciati dal fascino singolare ma ancora ben leggibili, è possibile provare l’impressione di muoversi in un ambiente sperduto, lontano dalla civiltà pur trovandosi invece, a pochi passi da strade piuttosto frequentate. Il percorso inizia dal Castello di Murlo verso il villaggio della Miniera lungo la “via di Resi” asfaltata di recente. Oltre “Casa Baccini”, nel tratto pianeggiante prima di Poggio Grulli, esisteva il piccolo cimitero di Murlo, scomparso durante i primi anni del secolo scorso. La strada scende decisamente con vari tornanti, passando accanto ad un podere in rovina chiamato Casaccia che, durante il periodo di attività della Miniera, serviva anche da alloggio ad un gruppo di minatori. In origine si trattava di un piccolo mulino denominato Molinaccio che, per operare, si serviva della poca acqua proveniente dal fosso di Ricasoli. Il toponimo “Chiusacce” sempre in uso per indicare la zona retrostante, potrebbe far supporre l’esistenza di vecchi sbarramenti per le acque, ma anche porzioni di terreno cintati da muri. La strada scende ancora verso il fosso dello Scanno un tempo da attraversare a guado ma sul quale la compagnia mineraria realizzò nella seconda metà del XIX secolo, un ponte in legno poi sostituito nel 1898 con uno in muratura. La strada si biforca e mentre l’asfaltata si dirige al villaggio della Miniera l’altra a sterro si addentra nel bosco. La si segue per qualche metro poi si prende il sentiero a sinistra, quasi un greto di torrente che comincia subito a salire. Dopo circa duecento metri, la vegetazione si apre su campi ottenuti dall’accetinatura del bosco in tempi lontani e adibiti oggi a pascolo. Alle pendici a mezzogiorno delle Civitate, olivi e viti ben curati fanno bella mostra di se; sono le “Starnaie”, un luogo dal toponimo che rimanda il pensiero ad una probabile frequentazione della Starna ormai quasi scomparsa, accreditando la voce più realistica delle “Stornaie” per la presenza degli Storni e per trovarla ripetuta in vari documenti del passato. Con l’ulteriore aprirsi dello spazio, la strada si perde nel coltivato per apparire più in alto, ai limiti del bosco. Senza saperlo percorriamo una via vecchia di secoli, piuttosto importante, di collegamento tra il comprensorio delle Civitate, Montorgiali e S. Margherita alla “via delle Pievi”, proprio alla confluenza del Crevolicchio col torrente Crevole. Ma non solo: consentiva agli abitanti della zona di recarsi a macinare al mulino sul Crevole. Ritrovato il percorso originale, la strada si addentra in un breve tunnel di verzura per riuscire di nuovo allo scoperto fra campi con ciottoli di pietra da calce. Occorre tenersi sulla sinistra, seguendo la “forma” che definisce i campi posti su quote diverse. Querce secolari e qualche pino marcano il cammino che si addentra ancora nel bosco. Si attraversano due fossi mentre la strada si biforca per riunirsi ancora poco dopo. Siamo ora di fronte ad ampie radure con alla destra un gruppo di costruzioni ben recuperato. Si tratta di Montorgialino: quanto resta della frazione a cui apparteneva la chiesa di S. Margherita e faceva riferimento una sezione del Catasto Leopoldino. Sulla sinistra, invece, sono i ruderi di Montorgiali nei cui pressi doveva trovarsi il castello omonimo distrutto nel 1233 da una banda di soldatesche montalcinesi e fiorentine. Si entra così nella strada per Montepertuso e per le Civitate girando subito a sinistra fra calanchi di marne e calcari palombini per arrivare, dopo appena duecento metri, al “Chiesino di S. Biagio” restaurato alcuni anni or sono. Proprio qui, poco più di cento anni fa, convergevano le strade dirette a Pompana, Montepertuso, Murlo e Buonconvento attraverso percorsi usati oggi da cacciatori e cercatori di funghi. La via per le Civitate sale a sinistra fra rocce di calcare balzano e macchia mediterranea per trovare, dopo dieci minuti circa, un tratto pianeggiante che prelude all’ingresso degli scavi, contrassegnato da un leccio imponente. Il luogo è suggestivo e seppure le tracce lasciate non rivelano la reale importanza dei ritrovamenti, ha la capacità di creare un’atmosfera insolita, piena di aspettative quasi che gli abitanti di un tempo lontanissimo volessero in qualche modo rivelarsi. Adesso la via, dopo qualche centinaio di metri percorsi in piano inizia a scendere. Giunti alla biforcazione della strada occorre prendere a destra osservando con attenzione le pietre del sottofondo stradale. In quel punto la roccia si presenta forata dai litodomi, fossili guida indicanti il limite del livello di quel mare al quale facevamo riferimento all’inizio. Quando appare il podere “Casino” invece di raggiungerlo, si prende il sentiero a sinistra che le piante tendono a richiudere e poi, ai limiti del bosco, di nuovo a destra. Il panorama adesso è veramente stupendo e la strada provinciale scorre davanti in basso a qualche centinaio di metri. Il castello di Murlo è ormai a portata di mano. Sono trascorse meno di due ore dalla partenza e percorsi poco più di quattro chilometri, ma ne è valsa la pena.

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