MURLOCULTURA n. 4/2005
La breve storia del percorso didattico dal villaggio minerario alla Befa
La vegetazione del sentiero della vecchia ferrovia della Miniera

di Barbara Anselmi e Chiara Centi
Associazione Culturale di Murlo
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La valle del Crevole, nel tratto attraversato dal sentiero della ferrovia, riserva molte sorprese per quanto riguarda la vegetazione.
Il paesaggio del sentiero è dominato dal bosco di querce, con il leccio (Quercus ilex) fra le specie arboree principali. Il diaspro e il calcare balzano, rocce poco efficienti nel trattenere l’acqua in superficie perché porose e fratturate, favoriscono infatti questa quercia sempreverde rispetto alle altre specie, quali la roverella (Quercus pubescens) e il cerro (Quercus cerris), anch’esse comunque ben rappresentate. Nei suoli derivati dal diaspro, tendenzialmente acidi, si ritrova anche qualche esemplare di rovere (Quercus petraea), una quercia oggi piuttosto rara e, poco lontano dal sentiero, in località Botrello, fa la sua comparsa la sughera (Quercus suber), una quercia tipica degli ambienti caldi costieri. In questa parte del territorio di Murlo la sughera è agevolata dall’esposizione verso sud e, come il leccio, dalla presenza del diaspro, che dà origine a suoli piuttosto aridi.
Il querceto ospita anche specie arboree minori, come l’orniello (Fraxinus ornus), l’acero campestre (Acer campestre), il carpino nero (Ostrya carpinifolia) e, nelle zone più fresche e umide come intorno alla vecchia galleria ferroviaria alla fine del sentiero, il corniolo (Cornus mas). Il sottobosco è molto sviluppato e diversificato, con arbusti che ritroviamo anche ai bordi del sentiero: il ginepro (Juniperus communis), il viburno (Viburnum tinus), il ligustro (Ligustrum vulgare), il lentisco (Pistacia lentiscus), il mirto (Myrtus communis), la fillirea (Phillyrea latifolia), il corbezzolo (Arbutus unedo), tipici dell'ambiente mediterraneo, ed altre specie quali il biancospino (Crataegus monogyna e Crataegus oxyacantha), il prugnolo (Prunus spinosa), il sanguinello (Cornus sanguinea).
Guardando verso il torrente Crevole, compaiono invece pioppi (Populus alba e Populus nigra) e salici (Salix alba, Salix purpurea, Salix eleagnos), che insieme bordano il corso d’acqua formando una fascia più o meno continua.
Ma gli aspetti botanici più interessanti del sentiero si ritrovano negli affioramenti rocciosi di diaspro, frequenti lungo il percorso e recentemente studiati dal Dipartimento di Scienze ambientali dell’Università degli Studi di Siena.
Cominciando a camminare dalle Miniere di Murlo, ci si imbatte quasi subito nel diaspro, roccia che con il suo colore rosso fegato compare in suggestive pareti e in gradoni, dove la vegetazione si distribuisce in funzione dell’umidità, della pendenza e del passato utilizzo dell’uomo. Qui vivono comunità vegetali “silicicole” (termine che indica la predilezione per le rocce ricche in silice), adattate a condizioni di suolo scarso (spesso solo quel poco accumulato nelle crepe della roccia), povero di nutrienti e di umidità.
Il gradone di diaspro antistante al Ponte Nero in corrispondenza del bivio sentieristico di Poggio Boschetto offre un bell'esempio di questo tipo di vegetazione, che i botanici chiamano “pioniera”, proprio perché capace di insediarsi per prima sulla roccia, preparando poi l’ingresso a specie più esigenti.


Vegetaizone diaspri

La colonizzazione della roccia nuda da parte della vegetazione avviene infatti per gradi attraverso la successione di diverse associazioni vegetali. I primi organismi a colonizzare la roccia sono i Licheni, forme di vita costituite da un fungo e da un'alga in simbiosi. I Licheni traggono direttamente dalla roccia i sali minerali necessari alla fotosintesi (senza bisogno di un suolo), e per farlo la disgregano lentamente, anche grazie all'aiuto di secrezioni acide. Dove le fratture della roccia sono più profonde e l'acqua riesce a ristagnare, troviamo il muschio che, come i Licheni, forma estesi tappeti. I Licheni sono gli organismi pionieri per eccellenza, perché la loro azione sulla roccia ne permette la colonizzazione da parte di altre piante, come le diverse specie di Sedum (Sedum rupestre, Sedum album, Sedum sexangulare), che si insediano nelle fratture nelle quali si è accumulato un po’ di suolo. I Sedum appartengono alla famiglia delle Crassulacee, note piante che combattono l'aridità tipica degli ambienti rocciosi accumulando acqua nelle loro foglie (che appaiono, appunto, “grasse” e rigonfie), dal momento che lo scarso suolo esistente non riesce a trattenerne. In pochi punti lungo il sentiero, in posizioni meno soleggiate, si trova anche il Sedum maximum, una specie che al, contrario degli altri Sedum, ha le foglie più larghe e dimensioni maggiori.
Insieme ai Sedum e ai licheni, sul gradone di diaspro troviamo diverse specie di graminacee e di altre piante erbacee poco appariscenti e difficili da riconoscere per i non esperti, ma ugualmente importanti perché legate a questi particolari ambienti rocciosi e quindi piuttosto rare.
Scorrendo con lo sguardo lungo la sua superficie, il gradone di diaspro mostra con dovizia di dettagli le varie fasi di colonizzazione da parte delle piante. Dopo le piante erbacee infatti, sul suolo un po’ più evoluto e profondo possono crescere anche gli arbusti, che insieme formano la “gariga”, un'associazione di specie arbustive basse che sopportano bene i terreni con humus molto scarso. Le specie tipiche della gariga su diaspro sono principalmente i cisti (il cisto bianco, Cistus salvifolius, e il cisto rosa, Cistus creticus ssp. eriocephalus) e le eriche (Erica arborea, detta anche scopo maschio, e Erica scoparia, detta scopo femmina). Ogni tanto compare anche qualche leccio allo stato arbustivo. La vita per queste piante è piuttosto dura: basta un’estate particolarmente siccitosa e gli arbusti più grandi e bisognosi d’acqua si seccano, dopo aver esaurito le poche riserve idriche del suolo. La gariga si ritrova anche nelle zone dove lo sfruttamento del bosco è stato particolarmente intenso o nelle vecchie piazzole dei carbonai.
Gli arbusti, allargando le fratture della roccia e disgregandola con le radici, preparano il terreno alle specie arboree isolate e infine al bosco.
Un discorso a parte lo merita o, meglio, lo meritava..., un piccolo stagno che si era formato a circa metà sentiero dove da una piccola parete di diaspro sgorgava una modesta quantità d’acqua che, accumulata nel corpo roccioso durante le piogge, veniva ceduta gradualmente in corrispondenza delle fratture. Sul diaspro, tutt’intorno alla minuscola sorgente, si era formata una piccola comunità di epatiche, piante parenti dei muschi che formano lisce lamine verde chiaro sulla roccia. L’acqua che rimpozzava a terra permetteva poi l’esistenza di carici e giunchi, tra i quali si nascondevano le rane. Usiamo il passato perché, durante le operazioni di esbosco di cui più volte abbiamo parlato nel nostro giornalino, su questo stagno è passata la ruota di un grosso mezzo a motore, e come se non bastasse, vi è stata buttata sopra un bel po’ della terra scavata per allargare la strada...  La nostra Associazione cercherà presto di recuperare questo piccolo ambiente, sperando che non si ripetano più cose del genere.

Finisce qui questa “seconda puntata” sugli aspetti naturalistici del sentiero didattico della Ferrovia della Miniera: dopo le rocce (vedi Murlo Cultura n. 3/2005) e la vegetazione, la prossima volta parleremo della fauna.

APPROFONDIMENTO
RARITA’ BOTANICHE SULLE ROCCE DEL SENTIERO

I diaspri della valle del Crevole conservano importanti specie vegetali tipiche dei suoli rocciosi, scoperte recentemente proprio grazie al già citato studio dell’Università di Siena. Nei punti più freschi, in pareti di diaspro esposte a nord, cresce una piccola felce molto rara, l’Asplenium septentrionale, caratteristico delle rocce silicee. Altre felci, più facili da trovare su queste pareti, sono la cedracca (Ceterach officinarum) e i polipodi (Polypodium sp.). La maggiore sorpresa dei diaspri della valle del Crevole è comunque il ritrovamento della lenticchia selvatica (Lens nigricans), la probabile progenitrice della lenticchia coltivata, di cui si aveva una sola segnalazione per la Toscana, risalente addirittura alla metà dell‘800 per la zona di Campiglia Marittima.
Oltre ai diaspri, anche le altre rocce del sentiero hanno le loro specie interessanti. Sul Calcare balzano cresce il ginepro rosso (Juniperus oxycedrus subsp. oxycedrus), arbusto che predilige i terreni molto aridi, parente del più diffuso ginepro comune, dal quale si distingue per le bacche più grosse e marroni. Sempre sugli affioramenti di questa roccia si trova un’altra pianta poco comune e anch’essa adattata all’aridità, la Staehelina dubia, una piccola composita conosciuta anche come “pennellini”, perché sull’infiorescenza, a maturazione del seme, si formano dei pappi piumosi raggruppati appunto a pennello, che servono per far disperdere i semi dal vento.
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