MurloCultura 2013 - Nr. 3

Sulle tracce di Baicche

di Lorenzo Anselmi

[rubrica STORIA DI MURLO]

Un'altra pubblicazione si aggiunge a quelle riguardanti il territorio di Murlo, per mano dei soci della nostra Associazione. Questa volta l'autore è Lorenzo Anselmi, che si è dedicato al fenomeno del brigantaggio nel territorio di Murlo raccontandoci la storia di Baicche. Il libro verrà presentato il 13 luglio a Casciano di Murlo, in occasione della tradizionale Festa della Trebbiatura, e il 21 luglio a Murlo, in corrispondenza della Settimana della Musica.

Chi si ricorda del brigante Baicche di Murlo? Pochi, stando a quanto risulta dal tentativo di intervistare gli abitanti del nostro comune. In genere chi ne sa qualcosa lo ha appreso leggendo qualche libro di briganti. Se ne è quasi persa, invece, la memoria orale. Eppure non è passato così tanto tempo: era l'ultimo decennio dell'Ottocento, epoca in cui imperversavano nelle campagne e nei boschi, soprattutto della Maremma, briganti del calibro di Tiburzi, Fioravanti, Ansuini e Menichetti, per citarne solo alcuni tra i più celebri. Si trattava di uomini che, per un motivo o per l'altro, erano ricercati dalla giustizia alla quale sfuggivano tenendosi nella macchia; vivevano di estorsioni ai danni soprattutto delle fattorie e si facevano spesso aiutare da semplici contadini in cambio di qualche favore. Il nostro si chiamava Giovanni Turchi, ma da tutti era conosciuto con il soprannome di Baicche. Sicuramente meno noto rispetto ai suoi "colleghi" citati sopra, dette comunque del filo da torcere alle forze dell'ordine per alcuni anni e nel suo piccolo seminò un po' di terrore nelle nostre campagne.
Era nato a Montepescini e da ragazzo, dopo aver lavorato per un po' come carbonaio, si mise a fare il calzolaio a Casciano. Abitava a pensione nella casa di Achille Mensini che con la moglie Candida Magi teneva una bottega di generi alimentari. Il giovane Turchi si innamorò follemente di quella donna sposata e per lei giungeva spesso a dire e a minacciare di fare degli spropositi. Dalle fonti a disposizione non è chiaro se la donna corrispondesse o meno: secondo alcune sì, secondo altre era invece l'immagine stessa della virtù. Fatto sta che a un certo punto lei non voleva (o non voleva più) assecondare i desideri di lui e il ragazzo cominciò a minacciarla di morte. Mandato via dalla casa, visse per un po' a Siena continuando però a vessare la famiglia Mensini con minacce e richieste di denaro.
Consigliati dal loro amico assessore Giovanni Mattei, i coniugi si decisero a denunciarlo. Questo, insieme all'amore negato, dovette far scattare l'ira del Turchi che, rientrando a Casciano la mattina del 15 agosto 1892, si diresse verso la povera Candida che era appena uscita dalla messa e le sparò contro tre colpi di rivoltella. Il giovane delinquente si dette alla macchia mentre la donna miracolosamente rimase in vita.
Mentre le autorità raccoglievano testimonianze presso gli abitanti del comune e mentre si preparava il processo, al quale ovviamente l'interessato non si presentò, il Turchi era nel pieno della sua nuova attività estorsiva e la sua presenza fu segnalata in numerose fattorie come Il Santo, Castelnuovo Tancredi e Poggio alle Mura. La povera Candida Magi viveva nel terrore che il malvivente portasse a compimento il suo intento vendicativo, soprattutto ora che su di lui pesava una condanna, e per questo non usciva quasi mai di casa; il fattaccio avvenne davvero nel settembre del 1893, mentre la donna stava stendendo la biancheria nel cortile della propria abitazione tra la Via del Cerrino e l'attuale Via dell'Agresto. In seguito a questo triste evento le ricerche del brigante si fecero più serie, il governo emise una taglia per la sua cattura e venne istituita l'Arma dei Reali Carabinieri a Vescovado. La corrispondenza tra il sindaco di Murlo e il prefetto di Siena si fece molto fitta in quel periodo, volta soprattutto a individuare quelle persone chiave che potessero fornire informazioni preziose sul latitante: tra queste, il capomacchia dell'Olivello Adamo Petrucci. I giornali dell'epoca intanto facevano a gara a riportare notizie sugli spostamenti del Turchi e sui suoi crimini, reali o attribuiti. Finalmente un giorno arrivò un telegramma che annunciava l'uccisione presso Orbetello di un brigante che aveva cercato di estorcere 500 lire al fattore di San Donato ma che era rimasto vittima di un agguato dei carabinieri. La guardia comunale di Murlo si recò subito sul posto e riconobbe nel cadavere il latitante Giovanni Turchi.

Una delle tante lettere scambiate tra la Prefettura e il sindaco di Murlo Antonio Angelini, quando si inizia a sospettare che Baicche non sia il brigante ucciso dai carabinieri un anno prima. Nella lettera, datata 1897, il Prefetto comunica che "In relazione a precedente corrispondenza trasmetto a V.S. la fotografia dello sconosciuto ucciso a S. Donato (Orbetello) nel conflitto coi Carabinieri, e riconosciuto dalla guardia municipale Pasqui Aurelio, pel latitante Turchi Giovanni. Con la scorta di detta fotografia, prego vivamente la S.V. di interessarsi per riuscire a stabilire se l'ucciso sia il Turchi in parola, o se questi sia tuttora vivo e si aggiri, come viene anche detto, nel territorio di questo Circondario. Le sarò grato di una risposta con la restituzione della fotografia, e frattanto Le rinnovo i miei ringraziamenti e l'espressione della mia particolare stima e considerazione."

La tranquillità nel nostro comune durò solo per circa un anno perché poi giunsero le voci, dapprima flebili e poi sempre più convinte, che Baicche era ancora vivo. Si era trattato di un clamoroso errore di riconoscimento. Nel frattempo il Turchi aveva stretto dei legami con dei contadini della Val d'Orcia, al confine tra i comuni di San Quirico e Montalcino. Presso la confluenza dell'Asso con l'Orcia, sotto la fattoria dei Barbi, viveva una famiglia di mezzadri che più volte lo ospitò (anche in occasione di un veglione di carnevale) e la cui figlia gli si concedeva volentieri. Vi era anche un casellante che si occupava della linea ferroviaria oggi abbandonata (usata solo in occasione del Treno Natura) tra Torrenieri e Monte Amiata Scalo; si chiamava Assunto Pialli e fece da manutengolo al Turchi per molto tempo. Tutte queste persone dovettero passare brutti momenti in tribunale all'indomani della cattura del Turchi; il Pialli si beccò addirittura diciassette anni di carcere per favoreggiamento. Tale cattura avvenne in modo assai rocambolesco: una sera di ottobre del 1897, per invidie di vario tipo, Baicche sparò al bracciante Giovacchino Zamperini nei pressi della casa cantoniera dove lavorava il Pialli. Più che un bracciante vero e proprio, lo Zamperini era un tipo particolare che viveva a modo suo e con le sue idee contrarie a tutto e tutti, un mezzo brigante anche lui ma senza avere mai ucciso nessuno e che si era meritato il soprannome di Bruscone. Fatto sta che quella sera Baicche era determinato a farlo fuori ma mancò il colpo più volte, mentre Bruscone nel difendersi lo riempì di pallini. Il Turchi, prima di fuggire, si trascinò verso il podere Barbi per cercare di regolare un altro conto, questa volta con la ragazza Rosa Pieri, che ferì a un braccio. Quella notte poi andò a rifugiarsi in una casa colonica sotto Castiglione d'Orcia, contando nella benevolenza di quei contadini che molto probabilmente conosceva già. Forse si era dimenticato che su di lui gravava una taglia: i mezzadri infatti, invece di chiamargli il medico come da lui richiesto, gli mandarono la guardia a cui non rimase che legarlo e portarlo via dal letto. Dopo un lungo processo nel Tribunale di Siena, Giovanni Turchi fu condannato all'ergastolo e finì i suoi giorni sull'isolotto di Santo Stefano. Il nostro Archivio Comunale e l'Archivio di Stato di Siena contengono voluminosi fascicoli che ci raccontano in dettaglio quanto è successo: tutte le lettere della corrispondenza, le interviste e le testimonianze, i verbali di denuncia, le sentenze, i referti medici e tanto altro. Ci vuole solo tanta pazienza per decifrare una calligrafia d'epoca non sempre chiara e leggibile, ma poi tutta la storia torna alla luce e riprende forma riportandoci, al di là delle tristi vicende, nell'atmosfera che si doveva respirare a Murlo a fine Ottocento. Un temerario perditempo si è buttato per alcuni anni in questa impresa di ricostruzione e ne sta per uscire un libro che racconta la storia, vera e un po' immaginata, del nostro Baicche.

Per circa un anno il brigante ucciso presso Orbetello, il cui cadavere è immortalato nella foto, venne identificato per il Turchi, ma si trattò un grosso equivoco; era infatti Pietro Grilli detto Brustione, mentre Baicche scorazzava ancora nella macchia.
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